Comune di Stregna

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POLIZZA

POLIZZA

Polizza / Polica (u Polici, iz Police, poliški. Abitanti: Poličan', Poličani) si può raggiungere in automobile percorrendo un tratto di strada comunale, che si dirama dalla provinciale tra gli abitati di Gnidovizza / Gnjiduca e Tribil Superiore / Gorenji Tarbij.

Una volta arrivati in paese, si scorge a nord ovest l'abitato di Dughe / Duge, e sul retro la mole imponente del Matajur. Guardando ad occidente si nota la confluenza del monte Santa Maria Maddalena e del monte San Giovanni a fondovalle, solcato dall'Erbezzo / Arbeč, e la costa di San Paolo, con la chiesa omonima che risalta alla sua estremità.

Nei dintorni della frazione, sita sul fianco del pendio come fosse adagiata su una mensola, i paesani coltivavano le viti, soprattutto da vino bianco (Marvin o Štajerski Marvin, Rebula, Drjenak, Sajba, Cividin o Pokalca, Tocigla, Biela Katanja); col passare del tempo alcuni terreni furono adibiti anche a coltivazione di viti da vino nero (Tintorja, Klinto, Baka, Francuska, Kis, Pinjolet, Merikan), gli abitanti stessi producevano il vino in casa.

Una risorsa importante per la tradizionale economia agricola paesana era data dagli alberi da frutto, c'erano filari di peri, meli, susini, oltre a noci e castagni. Nei pressi del paese ci sono tuttora castagneti e orti ancora ben curati dagli abitanti, dove oltre agli ortaggi si coltivava frumento, granoturco e grano saraceno.

La vicinanza del mulino di Dughe / Duški malin favoriva queste coltivazioni; esso si trova infatti a valle rispetto a Dughe e Polizza, presso un punto di confluenza delle acque provenienti da numerosi torrenti. Il sentiero diretto al mulino continuava lungo l'Erbezzo, ed era percorso, quando ancora non c'erano le carreggiate stradali, per arrivare a Podgora e Kobilca e proseguire per Zamir.

In passato a Polizza c'erano anche delle piccole attività artigianali che provvedevano alle necessità dei paesani, l'officina del fabbro / kovač Beniamino Qualizza - Blažic, artigiano molto apprezzato per il mestiere che svolgeva, ed il calzolaio / suoštar Bepo Qualizza. Ancora aperto invece il bar del paese, gestito dalla famiglia Falink. Diversi nuclei familiari in anni difficili emigrarono in varie località europee, in Belgio, Francia, Germania, Svizzera, nelle Americhe del sud, in Venezuela ed Argentina, in Australia; attualmente i residenti stabili sono 28.

La frazione fa parte della parrocchia di Tribil, centro di riferimento sia per la vita religiosa che civile.

A proposito dei riti legati al calendario religioso, gli abitanti ricordano in particolare la processione per le rogazioni di San Marco, che percorreva tutto l'anello costituito dalle frazioni limitrofe. La processione iniziava partendo dalla chiesa di Tribil, aggirandola proseguiva per i prati di Brežine e Na Tarbiške verso Gnidovizza, scendeva a Polizza e continuava verso Dol na Vrate per raggiungere il cimitero di Tribil e da qui dirigersi di nuovo verso la chiesa.

Tra i vari significati del sostantivo sloveno «polica», che corrisponde al toponimo, c'è anche quello di «terreno lungo e pianeggiante situato alle pendici di una montagna» (Zuanella).

La frazione di Polizza è effettivamente posizionata su un terrazzamento montano, a 575 m.s.m. su una mensola ben esposta al sole e protetta allo stesso tempo dall'altura sovrastante detta Kuk.

NOTE Autore: Stefania Carlig (Testo tratto dal periodico quindicinale DOM, Cividale - 2005)