Gnidovizza / Gnjiduca (v Gnjiduci, iz Gnjiduce, gnjiduški. Abitanti: Gnjidoučan, Gnjidoučani), assieme a Polizza / Polica, è una delle frazioni che facevano riferimento al nucleo abitato di Tribil di Sopra / Gorenj Trabi. È un paese silenzioso, appena al di fuori della strada principale che da Stregna conduce allo snodo di Tribil, situato a 582 m.s.m. sul versante meridionale dell'altura del Klopac (678 m.s.m) che si affaccia sulla valle del Iudrio. La discesa verso il fiume era facilitata da una rete di sentieri che servivano da collegamento con i possedimenti terreni a valle dell'abitato, nelle zone tra Pod Puoje e Gostlaz, località disseminata di vecchi kazoni tra i quali attualmente si snoda una strada interpoderale che raggiunge Ponte Clinaz / Klinški Malin.
Il paese è compreso nell'itinerario dell'alta via delle valli del Natisone, che in questo tratto corrisponde al sentiero Italia e si protrae sino al Colovrat. Percorrendo questo sentiero si attraversa la parte centrale della frazione, per poi riprendere la via tra i boschi, all'ombra degli alberi. Lungo il percorso si passa accanto ad una fontana che non può non attirare l'attenzione; è infatti caratterizzata dalla presenza di due vasche tra loro comunicanti, una di dimensioni ridotte, alimentata da una sorgente che sgorga nelle vicinanze, accanto ad un'altra molto grande, che serviva da abbeveratoio. Avvicinandosi al manufatto si scorge un'incisione sulla pietra che così si rivolge ai passanti "È proibito lordare l'acqua". Ammonimento e linguaggio sono di altri tempi, risalgono ai primi del '900, e più precisamente al 28 giugno del 1913 mentre il restauro delle vasche è stato effettuato nel 1991. In paese si notano diverse altre fontane più recenti che fino ai primi anni '80 erano alimentate dall'acqua proveniente dal Cum, dalla sorgente Mohorka che riforniva gran parte del territorio comunale oltre alla zona di Cravero.
Altri elementi che contraddistinguono la geografia interna del paese sono tre edicole votive situate in altrettanti punti dell'abitato, a testimonianza della religiosità che accompagnava gli abitanti nella vita quotidiana. Due di esse ospitano la statua della Madonna, una un crocifisso. Sulla parete frontale di quest'ultima c'è anche una lapide, qui apposta nel novembre del 1949 per volontà dell'amministrazione comunale di allora, a ricordo delle vittime della prima e della seconda guerra mondiale e dei caduti per la liberazione.
Nativo della frazione fu don Giuseppe Bergnach – Kalut (Gnidovizza 1823 - Tribil Superiore 1907) che dal 1851 per il resto della sua vita operò come sacerdote nella cappellania di Tribil. Oltre ad essere stimato come sacerdote, era noto anche per la sua conoscenza delle erbe medicinali e delle loro proprietà curative, che sapeva sfruttare nella preparazione di medicamenti. Pre Giuseppe seppe abbinare alla cura delle anime quella del corpo colpito dalle malattie, occupandosi come medico popolare sia delle persone che degli animali.
Il toponimo Gniodvizza, che già si rintraccia nei libri battesimali del 1600, è di etimologia piuttosto incerta. Secondo Zuanella, il termine potrebbe derivare dall'unione del verbo "gniti" (marcire) alla parola "ilovica" (argilla), a voler indicare una località situata su terreno marnoso o argilloso.
NOTE Autore: Stefania Carlig (testo tratto dal quindicinale Dom, Cividale - 2005)